E' uno stato dell'Africa settentrionale, Superfice: 1.001.449 Kmq di cui 59 202 in Asia, Popolazione: 48.205.049 abitanti, Capitale IL CAIRO. Lingua: Arabo, Religione Mussulmana e Cristiana (10%).Ordinamento Repubblica Presidenziale. Centro politico ed economico e culturale dell'Islam per secoli, dopo la decadenza del periodo ottomano, l'Egitto ha ripreso il suo ruolo di guida del mondo arabo, pur indebolito da una crescente pressione demografica e da uno sviluppo economico insoddisfacente, nonostante il processo di modernizzazione prosegua da piu' di un secolo. Il suo territorio è estremamente differenziato tra le aree desertiche (circa il 95% del totale) e quelle abitate e/o coltivate (55.000 Kmq), che si riducono alla valle del Nilo e il suo Delta. La porzione desertica del paese è divisa in due parti dal corso del Nilo. La prima deserto occidentale, è un'immenso tavolato, in gran parte sabbioso, solcato da numerosi alvei fluviali asciutti (uidian), interrotto da ampie depressione, la maggiore delle quali è quella di QATTARA (-134 m), nel nord del paese. Il deserto Orientale, piu' stretto si rialza ad est nella catena dei monti ITBAY, fino ad affacciarsi per 1800 Km lungo il Mar Rosso, con coste in gran parte alte e rocciose. Le coste Mediterranee, estese per 1000 Km, sono generalmente alte e rettilinee, a eccezione di quelle sabbiose del delta, sabbiose ed orlate di dune e paludi costiere. Alle due estremità del delta si aprono le baie di ROSETTA e MESRA a ovest e di DAMIETTA a est. Il Nilo attraversa l'Egitto da sud a nord per circa 1500 Km, scorrendo incassato in un alveo roccioso largo da 500 m. a 2 Km. Il fiume, famoso fin dall'antichità per le sue piene ricorrenti che apportavano fertile limo sui terreni coltivati, alimenta sistemi di canali per irrigare le fascie limitrofe. La diga alta di ASSUAN (1972) ha creato il lago artificiale di NASSER, utilizzato a fini irrigui e idroelettrici. Il clima è prettamente desertico, con precipitazioni quasi inesistenti; le temperature presentano fortissime escursioni diurne, che si attenuano solamente in prossimità delle coste. lungo la Valle del Nilo e nel delta l'umidità è maggiore ma le precipitazioni rimangono scarse (meno di 200 mm l'anno) e le temperature elevate durante gran parte dell'anno. Notevole nei mesi primaverili il ruolo del vento ( in prevalenza di sud-est) che sposta i campi di dune e genera violente tempeste di sabbia.
Le piramidi
Sovrane del tempo", si ergono da migliaia di anni in un luogo dal fascino indiscusso e misterioso, imponendo la loro maestosità ed ingegnosa architettura fino ai nostri giorni. Le piramidi. Fin da bambini la storia, quella che c' insegnano dalla scuola dell' obbligo all' Università, le riporta nei libri scolastici come tombe dei faraoni, costruite per mezzo di migliaia di schiavi.La costruzione della Grande Piramide, intestata a Cheope, si dice abbia richiesto un arco di tempo approssimativo di vent'anni con l 'utilizzo di diecimila schiavi per tre mesi l'anno.Ma quale tecnica così rigorosamente precisa ed avanzata, in un tempo dove il metallo più duro era il rame, è stata utilizzata? Sono stati veramente gli antichi egizi per mezzo degli schiavi? Erano veramente delle tombe? Ed il periodo storico in cui furono innalzate? Penso sia lecito farsi queste domande quando si ha davanti agli occhi il complesso megalitico più imponente sulla faccia della Terra che, non a caso, è l'unica delle Sette Meraviglie del mondo ancora in piedi. Il problema nasce quando andiamo ad analizzare le tre piramidi in modo attento senza tralasciar nulla di scontato. L'Egitto è sempre stato famoso per le sue piramidi, tanto che esse attirano una marea di turisti che riesce quasi a far passare in secondo piano il fatto che l'Egitto è anche una nazione, oltre che ad essere "quel paese lì con le piramidi"...La caratteristica forma a piramide rappresenta l'evoluzione dell'antico edificio funerario. Talecostruzione chiamata Mastaba era costituita da una grande piattaforma rettangolare. Ad essa,con il passare dei secoli cominciarono ad essere sovrapposte altre Mastabe di dimensioni sempre minori, come è possibile vedere nella piramide a gradoni del faraone Zoser ( III dinastia ).
Luogo in cui si possono trovare molte piramidi è Dashur: là si possono trovare le tre piramidi di Snefru, anelli di congiunzione fra le antiche costruzioni a gradoni e le piramidi vere e proprie. Snefru è anche considerato l'inventore della piramidi perfetta per questo motivo. Nelle prime due piramidi di Snofru vediamo comparire tutte le invenzioni del complesso funerario classico della IV dinastia: la struttura generale con piramide, piramide satellite, muro di cinta, tempio della piramide, via cerimoniale e tempio a valle. La piramide settentrionale è detta piramide rossa, per il colore rossiccio del calcare locale in cui è costruita; il rivestimento in gran parte caduto era però in calcare bianco di Tura; la forma è quella della piramide regolare con il lato di base di 220 metri - dimensione superata solo dalla piramide di Cheope - e l'altezza di 104 metri; l'inclinazione delle facce è inferiore a quella della piramide di Cheope ed è sensibilmente uguale a quella della parte alta della prima piramide di Snefru. La piramide meridionale, costruita per prima, è detta piramide romboidale, perchè l'inclinazione delle facce cambia, a circa metà della loro altezza, generando uno spigolo. Si pensa quindi che vi sia stato un pentimento progettuale nel corso della costruzione. Il lato è di metri 183.5 e l'altezza di 105. L'altezza sarebbe stata di quasi 130 metri se sifosse mantenuta fino alla fine l'inclinazione della parte inferiore, che è maggiore. La terza piramide di Snefru è quella di Maydum. Sempre a Dahshur, più a oriente, vicino al limite delle terre coltivate, sono allineate tre piramidi di re della XII dinastia (Regno medio). A nord, della piramide di Sesostri III resta una parte, alta una trentina di metri, del nucleo in mattoni crudi che era ricoperto di calcare. In mastabe sul lato nord sono stati scoperti i gioielli delle principesse Merit.
ABU SIMBEL
Comprende i templi rupestri di Ramesse II e Nefertari, eretti nel 1260 a.C. Sepolti dalla sabbia, furono rinvenuti nel 1813 da Johann Burckhardt, scopritore di Petra, in Giordania. Il tempio di Ramesse II il Grande, dedicato a Amon-Ra, Harmakis e a Ptah, venne interamente scolpito in un unico pezzo di roccia, su un fronte di 38 metri per 65 di profondità. Qui aveva luogo quello che è stato chiamato il "miracolo del sole". Due volte all'anno, il 21 marzo e il 21 settembre, alle 5,58 del mattino, un raggio di sole penetra tra i sessantacinque metri che separano l'ingresso dal sacrario, e va ad inondare di luce la spalla sinistra di Amon-Ra e pochi minuti dopo si sposta e si concentra su Harmakis; dopo circa venti minuti la luce scompare. ed è davvero singolare che Ptah non sia mai colpito dai raggi: Ptah, infatti, è il dio dell'oscurità. Il tempio di Nefertari, invece, è alto "solamente" 10 metri ma è da notare che prima di allora in Egitto fu raffigurata sulla facciata di un tempio la sposa di un faraone. A causa della diga di Assuan, i due templi furono ricostruiti a 200 metri di distanza ed elevati di 65 metri.
GIZA
Giza è il nome odierno dato alla grande necropoli di Letopolis, vicina al Cairo, che si estende su un altopiano di duemila metri quadrati. Qui sorgono le tre piramide di Cheope (alta 147 metri), Chefren (alta 140 metri) e Micerino (65 metri), erette fra il 2690 e il 2600 a.C. L'ultima ha anche tre piccole piramidi satelliti. I tre monumenti sono disposti diagonalmente,ma in modo che nessuno copra il sole agli altri due. Ogni piramide consta, secondo uno schema tipico, di tempo funerario a monte, galleria di collegamento e tempio funerario a valle. Vicino alla piramide di Cheope è stata trovata una barca solare, ora visibile dopo il restauro. L'insieme dei tre monumenti fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, la sola che ancora ci resta. A circa 350 metri dalla piramide di Keope, si trova la Grande Sfinge, il cui nome originario è Hor-em-Akhet, che significa "Horus che èall'orizzonte". Lunga 73 metri, è la colossale rappresentazione di un leone dalla testa umana, in cui si sono volute riconoscere le fattezze del faraone Khefren che sta a guardia della propria tomba.
DENDERA
Dendera è una città resa sacra da ben tre santuari : il santuario di Ihy, il giovane figlio di Horus suonatore di sistro ; il santuario di Horus e il santuario di Hathor. I primi due sono oggi quasi del tutto scomparsi. Il terzo santuario, invece, ci è pervenuto con il tempio pressochè intatto e con numerose altre rovine che ci permettono di ricostruire l’esatta disposizione di tutto il luogo sacro. Era dedicato alla dea Hathor. Costruito in granito,come la maggior parte dei tempi costruiti sotto la dinastia tolemaica, il tempio che ammiriamo oggi non è in realtà che la ricostruzione di un tempio preesistente molto più antico, e che risale probabilmente a Keope e a Pepi I. Il tempio è formato da una splendida sala ipostila, che si apre sul piazzale, grande 25 metri per 42,50 e alta 18 metri, con 24 colonne hathoriche (cioè colonne con capitello cubico decorato con il viso della dea. All’interno del tempio era anche ricavato un tempietto chiamato "tempietto della Santità", e che era il luogo più nascosto e segreto di tutto il santuario. Qui venivano celebrati i misteri della nascita dell’ordine cosmico dal caos primordiale. Ma Hathor, oltre che dea cosmica, era anche considerata la dea protettrice della danza e della musica. Così a Dendera, nel 24° giorno del primo mese in cui aveva luogo l’inondazione, si celebrava la festa popolare dell’"ebrezza"
Valle delle Regine
A circa un Km e mezzo dalla Valle dei Re, si apre la valle delle Regine. Vi sono state scoperte circa 80 tombe, ma molte gravemente danneggiate, alcune con tracce di incendi, altre addirittura ridotte a stalla. Le tombe sono generalmente databili dal 1300 a.C. al 1100 a.C., sono cioè comprese tra la XIX e la XX dinastia. Un po’ più sfogata rispetto alla Valle dei Re, ci si arriva da una gola di accesso, dove troviamo alcune stele commemorative delle imprese di Ramsete III. Sulle rocce intorno, sono incise preghiere rivolte ad Osiride e ad Hanubis. Nella valle delle regine sono sepolti anche i figli dei faraoni morti in giovane età. Tomba della regina Thiti Un tempo ridotta a stalla per gli asini, la tomba della regina Thiti, sposa forse di un faraone della XX dinastia, conserva dei bellissimi dipinti dalle tenui tinte rosate. Tomba del principe Amon-her-Khopechef In questo sepolcro del figlio di Ramsete III troviamo una decorazione insolita per la tonalità e l’intensità del colore, la cui predominante è un bellissimo blu oltremare. La decorazione della prima stanza ci mostra il faraone che presenta il giovane figlio a varie divinità : Thot, Ptah, e i quattro figli di Horus (Hapi, Amset, Duamutef e Kebehsenuf). Questi ultimi quattro dei dopo aver partecipato con Hanubis al rito della mummificazione di Osiride, divennero patroni dei vasi canopi. Tomba del principe Pra-her-Umenef Pra-her-Umenef era un altro dei figli di Ramsete III, morto assai giovane e che, come i suoi fratelli, trovò sepoltura inquesta vallata. Come nelle altre tombe, anche qui la decorazione è più o meno la stessa, cioè la presentazione del principe defunto, da parte del padre, alle varie divinità. I colori predominanti sono invece il giallo ocra e il rosa.
Storia
La conoscenza della preistoria egiza è ancora molto lacunosa sopratutto per quanto riguarda i periodi più antichi. Gli strumenti di pietra scheggiata scoperti in stazioni di superficie o nei terrazzi fluviali quaternari della valle del Nilo e attribuibili al paleolitico inferiore mostrano un'evoluzione comparabile a quella dell'Europa occidentale e dell'Africa settentrionale, dalle amigdale più primitive, di forma triedica e di tipo abbevilliano, a quelle di forma ovale e lanceolata dell'acheuleano finale. In questo lungo arco di tempo vi fu in Egitto, come nel resto dell'Africa, un'alteranza di periodi pluviali e aridi, più o meno corrispondenti cronologicamente ai glaciali e interglaciali europei. Durante il paleolitico medio sono diffuse in Egitto, le industrie di tipo levalloisomusteriano. Il parallelismo con l'evoluzione Europea e Nordafricana termina, invece, con il paleolitico superiore. La cultura ateriana, diffusa dal MAGHREB al deserto libico,giunse in Egitto fino all'oasi di EL-KHARGAe ai pressi di LUXOR, ma non penetra più ampiamente nella valle del Nilo. Tra il 20.000 e il 10.000 a.C., sopratutto nella regione di KOM OMBO, le genti della cultura sebiliana impiegavano ancora tecniche di tradizione levalloisiana nella lavorazione della pietra, ma nello stesso tempo fabbricavano strumenti microlitici e usavano pietre da macina per triturare i semi di piante selvatiche. Verso il 10.000 a.C. il clima divento sempre più arido, con conseguente riduzione della fauna e della flora, ossia delle possibilità di vita per popolazioni dedite esclusivamente alla caccia e alla raccolta . Tra paleolitico e neolitico sembra esservi un iato. Non si conoscono località di tipo mesolitico, tranne forse HELUAN, che presenta qualche somiglianza con il natufiano della Palestina.
La più antica cultura neolitica è quella del FAIYUM A ( 5.000 ca a.C.), in cui sino documentati l'agricoltura, l'allevamento, l'intreccio di canestri e stuoie, la ceramica e anche relazioni commerciali col TIBESTI, da cui provenivano le perle di amazonite. Parzialmente contemporanea o di poco più recente è la cultura badariana nell'ALTO EGITTO, con i primi documenti di arte plastica ( figurine di terracotta e di avorio), rari oggetti di rame martellato e una ceramica di alto livello tecnologico. La popolazione è di razza mediterranea. Compare fin da quest'epoca la sepoltura degli animali, un tratto caratteristico della civiltà Egizia in età storica. L'origine del neolitico in Egitto non è chiara.
Il periodo terminale della preistoria Egizia viene chiamato < predinastico> e si divide in due stadi: amraziano eo Nagada I e gerziano o Nagada II. l'amraziano è lo sviluppo della precedente cultura badariana. La ceramica e rosso lucido con motivi dipinti in bianco di carattere geometrico e naturalistico ( scene di caccia e di pesca). La plastica antropomorfa e zoomorfa conosce il suo massimo sviluppo. La situazione culturale del DELTA e della parte più settentrionale della valle del Nilo è mal conosciuta ( culture di MERIMDE FAIYUM B EL-OMARI). Qui la ceramica è differente e le sepolture dentro le abitazioni denotano un contrasto marcato con l'ALTO EGITTO, in cui le necropoli sin dal badariano erano esterne dai villaggi. Vi è quindi un dualismo che si riflette anche nella tradizione dei due regni separati, regni che a quell'epoca dovevano essere gia in via di formazione.
Il successivo periodo gerzeano (3.600-3.200 ca a.C.) presenta una più ampia diffusione, essendo noto dalla NUBIA fino all'altezza del CAIRO. La ceramica rossa ha una decorazione di color violetto con motivi di spirali e linee ondulate, piante animali e sopratutto imbarcazioni con insegna, tema quest'ultimo conosciuto esclusivamente sulla ceramica funeraria. Secondo alcuni autori vi fu in questo periodo un'invasione di genti orientali, cui si dovrebbe la presenza di elementi semiti nella lingua Egiziana; secondo altri vi fu soltanto un intenso scambio di idee tramite i contatti commerciali. Tuttavia verso la fine del gerzeano gli influssi esterni furono molto forti: introduzione del sigillo cilindrico architettura monumentale in mattoni con pareti e nicchie, barche a prora dritta , elementi tutti di origine sumerica. Più che dal nord tramite la Palestina, gli influssi mesopotamici con ogni probabilità pervennero dal sud attraverso il MAR ROSSO. Alcuni documenti, come il coltello di GEBEL EL-ARAK con le figurazioni del manico di avorio, mostrano scene di combattimenti fluviali e terrestri tra Egizi e Asiatici. L'influenza mesopotamica, avvertibile per tutto il periodo gerzeano, si è imposta alla fine non pacificamente ma con le armi. Il ruolo preciso svolto da questi invasori non è comunque chiaro probabilmente furono presto assorbiti, e l'idea di una (razza Dinastica) che avrebbe avuto un'importanza decisiva nello sviluppo della civiltà FARAONICA è un'ipotesi ancora da dimostrare.
Hyksos
Proprio come in Grecia, molti secoli più tardi, c’è un periodo, nella storia della civiltà egizia, che, per la particolare fioritura delle arti e delle lettere, ma anche per l’altissimo grado di benessere raggiunto dalla popolazione, gli storici sogliono definire “classico”. Questo periodo, in Egitto, si fa coincidere con il Medio Regno, a partire, cioè, dal 2061 a.C., circa, con l’incoronazione del faraone Montuhotep, della XI dinastia, che aveva fatto uscire il suo Paese da una grave crisi (Primo Periodo Intermedio), lo aveva riunificato, ne aveva rinforzato i confini, lasciando ai suoi successori un regno pacificato che durerà sino al faraone Nefrusobek, ultimo sovrano della XII dinastia. In realtà tutti e nove i faraoni di questa dinastia (da Amnemhet I, II, III e IV a Sesostri I, II e III) ma, soprattutto, Sesostri I, dimostrarono non solo il loro valore di uomini d’arme, ma anche la predisposizione ad un governo illuminato che, insieme alla sicurezza del regno, contemplasse anche misure per migliorare la vita dei sudditi. Certo la legittimazione teocratica del faraone non è mai neppure minimamente messa in dubbio, come si rileva chiaramente dalla sorta di testamento morale e che è anche una specie di decalogo del comportamento del sovrano che, per esempio, Sesostri I prima di morire lascia al suo successore Khety III: “ Tienti a distanza dai tuoi subordinati, che non sono nulla e alle cui intenzioni non viene prestata attenzione! Non mescolarti a loro quando sei solo, non concedere fiducia al fratello, non farti degli amici. Non farti dei vassalli: non serve a nulla. Quando riposi, sii guardiano di te stesso, poiché non si hanno amici nel giorno funesto! Ho donato al povero ed ho allevato l’orfano, ho fatto si che procedesse nella carriera chi non aveva nulla come chi era ricco, ed ecco che colui che mangiava il mio cibo complotta contro di me! Colui al quale ho teso la mano, ecco che ne approfitta per fomentare disordini! Colui che veste il mio lino fine, ecco che mi guarda con dispregio! Coloro che sono unti con la mia mirra, eco che mi sputano addosso! Le immagini viventi che mi sono stati attribuite, gli uomini, hanno ordito contro di me un complotto inaudito e una grande battaglia, come non sono mai stati visti”! Il tema, cioè, dell’ingratitudine umana (le immagini viventi) nei confronti del loro Creatore, il faraone. Nei quarantacinque anno del suo regno Sesostri I, malgrado questa sua poca fiducia sul genere umano, avvia una serie di riforme non solo di natura squisitamente religiose e istituzionali, ma anche sociali, come la bonifica delle paludi del Fayum (un’ampia depressione fra il Cairo e Luxor) dove, nell’Antico Regno si potevano praticare solo caccia e pesca. Sesostri, prima e, successivamente, Amenemhet III, nella convinzione che da queste paludi si potesse ricavare terra fertile, canalizzarono il ramo del Nilo denominato Bahr Yussuf, costruendo addirittura una diga e un articolato sistema di drenaggio e numerosi canali di irrigazione. Lo scopo fu pienamente raggiunto e, da allora, il Fayum costituisce sicuramente la zona più fertile dell’intero Egitto. Ma non è tutto.Sotto questo faraone e i suoi successori, fu tutto un fiorire di arti e di lettere e, perfino, di trattati scientifici. “Era noto - ci racconta l’egittologo francese, Pierre Montet, che da quarant’anni scava in Egitto e che è possibile incontrare qui ad ogni primavera - che gli antichi egiziani fossero in possesso di ampie nozioni di medicina e di chirurgia. Si riteneva, però, che questo patrimonio scientifico fosse soprattutto appannaggio dei sacerdoti delle cosiddette Case della Vita, vere e proprie facoltà universitarie di medicina, attive a Menfi e a Heliopolis già nell’Antico Regno, ma mai che ci potesse essere una vera e propria letteratura scientifica”. Invece proprio qui, nel Fayum (il complesso ora è noto come Kahun), è stato trovato un trattato di ginecologia, uno di veterinaria, un altro di neurochirurgia, uno di medicina generale, oltre a frammenti di un trattato scientifico e numerosi documenti giuridici. Inoltre è proprio qui, nella necropoli reale, che sono stati rinvenuti, nei sarcofagi di due alti dignitari di corte, Mesehti e Hapygefa, una delle versioni più importante dei Testi dei Sarcofagi, nonché dieci contratti funerari, che gli storici definiscono di fondamentale importanza per lo studio del diritto egiziano. E non è tutto. A proposito di letteratura e di classicismo, sono stati rinvenuti i testi di due drammi sacri: Dramma dell’Incoronazione e Dramma del Menfita, mentre viene addirittura ipotizzata, in questo periodo, addirittura una corrente letteraria di taglio pessimistico, per il ritrovamento di due opere significative, Dialogo del Disperato con il proprio Ba (insieme all’Akh e al Ka, il Ba è uno dei tre principi spirituali legati all’uomo, una delle tre forme dell’anima, cioè (n.d.r.)) e la Collezione delle parole di Khakheperraseneb, oltre, naturalmente, a trattati di magia e di teologia. Durante il Medio Regno, inoltre, assurge a dignità, per così dire, accademica, anche l’architettura, nel senso che vengono codificati postulati edificatori di straordinaria raffinatezza, che si possono ammirare, per esempio, nel monumento commemorativo che Montuhotep II si fece erigere a Deir-el-Bahari e più ancora nella “Cappella bianca” costruita da Sesostri I a Karnak e che si ripete, pressoché identica, anche nel tempio di Qasr el-Sagha e in quello di Medinet Maadi. Anche se la statuaria reale risente ancora fortissima l’influenza dell’Antico Regno, è, tuttavia, in questo periodo che compare la statua-cubo, dove la figura del faraone o del notabile seduto, le cui gambe piegate fin sotto il mento formano un unico blocco, emerge solo la testa. Una forma, questa, nata dalle ricerche geometrizzanti che offre un comodo supporto per i testi dei sarcofagi, o semplicemente, di quelli celebrativi del personaggio. “ Anche qui - racconta ancora il prof. Montet - è possibile cogliere lo stile di due diverse scuole,tra gli scultori del nord, cioè, e quelli del sud, con, ad esempio, lo stile tebano che è più aspro di quello menfitico e con meno attenzione per i particolari”. La lingua, infine, raggiunge addirittura la perfezione stilistica, sia che si tratti di opere letterarie che di trattati scientifici o di codici diplomatici, nel senso, come già aveva fatto notare il secolo scorso un filologo raffinato come Gardner, “la grammatica e la sintassi raggiungono un’armonia perfetta, degna dei migliori tragediografi greci”. Insomma è in questo periodo che sia l’architettura che le opere letterarie dimostrano una raffinatezza stilistica che unisce la tradizione dell’Antico Regno ad una sobrietà più vicina alla condizione umana.
Patria della nuova dinastia regnante Tebe sottrae a Menfi la guida amministrativa dell’Egitto e il clero locale, devoto ad Amon, conquista una posizione preminente nel governo centrale.
Se la politica estera dei precedenti regni è stata prevalentemente difensiva, il Nuovo Impero inaugura una politica di conquista che mette il paese in contatto con le grandi civiltà asiatiche del vicino Oriente. Ciò si deve allo spirito combattivo di tre dinastie di faraoni, la diciottesima, la diciannovesima, la ventesima che si succedono al trono tra il 1575 e il 1085 a.C.
Amenophis I , figlio di Ahmosis, porta a termine l’opera di consolidamento dei confini intrapresa dal padre, Thutmoses I raggiunge in Oriente il corso dell’Eufrate a sud s’inoltra nella Nubia fino alla terza cateratta del Nilo. Durante il lungo regno della regina Hatshepsut, le spedizioni militari sono sostituite da quelle commerciali verso la lontana Terra di Punt. In questo periodo la fioritura artistica è al suo massimo splendore, il monumento funebre dedicato alla sovrana a Del El-Bahri è un capolavoro dell’architettura antica per maestosità e solennità della costruzione e per eleganza delle decorazioni. Thutmoses III capeggia diciassette spedizioni militari in Oriente che si concludono con la conquista della Siria e della Palestina cadute in mano di una coalizione avversaria capeggiata dal re di Quadesh. A sud si spinge fino alla quarta cateratta. Sotto di lui l’espansionismo egizio raggiunge il massimo della potenza. Ai tempi di Amenophis III
gli Ittiti appoggiano in Siria una coalizione antiegizia ; la situazione non è per il momento preoccupante, ma l’integrità dei possedimenti asiatici incomincia a essere seriamente minacciata. Amenophis IV, il re eretico, intenzionato a scalzare lo strapotere del clero devoto ad Amon, ne chiude i templi e ne scioglie gli ordini sacerdotali. Al suo culto sostituisce quello del disco solare Aton, ma alla sua morte tutto ritorna come prima. La dinastia si indebolisce e gli Ittiti, ora potentissimi, si sostituiscono in Oriente agli Egizi quasi ovunque. Tutankhamon muore diciottenne dopo un regno di soli nove anni. Poi un militare, Horembeb, usurpa il potere a vantaggio di una nuova dinastia di cui è fondatore, la diciannovesima.
Con Sethi I, l’Egitto organizza la propria riscossa in Oriente, ma si trova a dover fronteggiare un nuovo pericolo: l’insicurezza della frontiera occidentale libica. Il suo successore Ramsete II affronta l’esercito ittita nella "battaglia di Quadesh" che, conclusasi in situazione di parità, riesce a propagandare in patria come un trionfo. A testimoniarne la grandezza, amplificata dalla lunga durata del regno, sono i complessi monumentali di Luxor, Karnak e Abu Simbel.
La situazione esterna è tuttavia in rapida evoluzione, una nuova ondata di invasione indoeuropea progredisce in Asia Minore, gli Ittiti stessi, con cui gli egizi sono ora addivenuti a una politica di compromesso, sono i primi a farne le
spese. Sotto Ramsete III la crisi economica in cui il paese versa si fa evidente: troppe sostanze sono state destinate alla propaganda e gli operai della Valle dei Re, rimasti privi delle dovute razioni giornaliere di grano, incrociano le braccia.
Agli attacchi da Ovest e da Est, si aggiungono ora gli arrembaggi costieri dei cosiddetti "popoli del mare", l’Egitto ha ormai perso il suo isolamento. In un ultimo sussulto di resistenza il sovrano affronta i nuovi arrivati in una memorabile battaglia navale che si combatte tra le acque paludose della zona del Delta , ma dopo la sua morte il paese sprofonda nell’anarchia. Carestie e disordini si susseguono le tombe dei re sono ripetutamente saccheggiate, le rivolte si moltiplicano, il paese perde la sua unità. E’ l’inizio dell'età tarda
Caste sociali antico Egitto
Il faraone
Suprema autorità, sovrano delle due terre dopo l'unificazione del paese il faraone occupava il vertice della piramide sociale egizia. La sua regalità era fuori discussione per tremilacinquecento anni, la sua divinità, motivata dall'identificazione con il figlio del dio sole, RA, lo rendeva partecipe del macrocosmo celeste cui, sebbene uomo, apparteneva. La figura era centrale nella vita dell'Egitto: le epoche si misuravano sulla successione delle dinastie regnanti, gli artisti lavoravano per soddisfare le richieste dei sovrani, i contadini destinavano loro gran parte del raccolto, il popolo guardava ai faraoni come ai garanti principali della propria fede. Tradizionalmente raffigurati con la barba, ricurva se prevaleva la loro immagine divina o fissata al mento da un nastro, i faraoni recavano numerosi simboli che ne dichiaravano il potere. Innanzi tutto la corona, bianca quella dell'Alto Egitto, rossa quella del Basso Egitto, doppia quella del Paese unificato. C'era poi una coda di animale attaccata alla cintola del gonnellino tradizionale, variamente identificabile in una coda di cane o, come vuole la tradizione, di toro. Il re impugnava un bastone pastorale ricurvo e il flagello, secondo alcuni uno scacciamosche, ma studi recenti propendono a credere che si tratti di uno strumento utile alla raccolta del laudano, essenza divina sacra a Min, dio della fecondità. Sulla sua testa compariva frequentemente l'uraios, il serpente cobra femmina rappresentazione dell'occhio del dio solare, sulle spalle era appollaiato il falco Horus, il figlio di Iside e Osiride. Al sovrano ci si avvicinava solo con la proskynesis, cioè nell'atto del suddito che si prostra sino a baciare la terra. I suoi progetti erano ispirati dall'amore verso il Paese e animati da bontà e giustizia assolute. La sua nascita era preceduta da apparizioni miracolose che ne anticipavano la consacrazione che si realizzava completa nel giorno dell'incoronazione. Allo storico greco Diodoro Siculo dobbiamo la precisa ricostruzione della giornata tipo del faraone minuziosamente organizzata nell'alternanza tra impegni ufficiali e occupazioni domestiche. Rituali religiosi, udienze, giudizi si accompagnavano a passeggiate, bagni purificatori, visite all'harem delle mogli.
Le grandi regine
La società egizia riconosceva alla donna analoghi diritti rispetto all'uomo e le accorda un'identica promessa di vita eterna: in questo prende le distanze dalle discriminazioni perpetrate dalla maggior parte delle civiltà antiche. Tuttavia il riconoscimento del ruolo della donna costituiva l'eccezione, non la regola. Così, se nel Medio Regno l'identità di un uomo veniva in genere precisata in riferimento alla madre che l'aveva generato, di solito prevaleva piuttosto la dicitura "il tale figlio del tal padre", erano poi sempre gli uomini a trasmettere ai figli il grado ricoperto nell'amministrazione o la professione. Nulle erano per la donna egizia le possibilità di far carriera se non come danzatrice o musicista, raro il caso in cui le sia data la possibilità di diventare regina da madre o sposa del faraone, titoli onorifici spesso interpretati nell'ombra. Esistevano però significative eccezioni come ad esempio il caso di:
HATSHEPSUT, figlia di Thutmosi I e che sposa-sorella del suo successore, si sostituisce per anni nel governo in età inidonea per regnare. Sotto di lei l'Egitto abbandonava la politica aggressiva verso il vicino Oriente adottata dai predecessori, ma conquistava successi nell'apertura di nuove vie commerciali. Quando si faceva rappresentare, Hatshepsut era ritratta con gli attributi del faraone maschio, barba tradizionale compresa, a dimostrazione di quanto sia inusuale per una donna ricoprire tale incarico. Alla sua morte, Thutmosi III, il figlio, faceva di tutto per infangarne la memoria, ne abbatteva persino le statue e sistematicamente procedeva alla rimozione del suo nome dai monumenti che la ricordavano. Neppure una traccia doveva rimanere del fasto del suo regno.
NEFERTITI, sposa di Amenophis IV e sostenitrice del suo progetto di riforma religiosa, era stata oggetto di poco credibili trasfigurazioni fantastiche. Avvolta nel mistero era la sua uscita di scena, al dodicesimo anno del regno del marito, così come misteriosa restava la sua sepoltura.
NEFERTARI, era la più nota delle molte mogli di Ramsete II, una delle poche regine divinizzate in vita. A lei era dedicato perfino un tempio ma a un altro monumento era affidata la sua notorietà: la sua tomba rinvenuta da una spedizione archeologica italiana nella Valle delle regine.
Il funzionario
In Egitto tutti coloro che avevano intrapreso la carriera burocratica partendo dalla posizione di scriba avevano la possibilità di accedere ai più alti livelli dell'amministrazione pubblica e quindi alle più alte caste sebbene, la trasmissione delle cariche fosse per la maggior parte delle volte ereditaria. Il suo ruolo era quello del visir: il braccio destro del faraone. Esperto architetto o comunque tale da sapersi garantire la collaborazione degli esperti in materia, il visir era detto anche "sovrintendente a tutti i lavori del sovrano" in quanto direttore del cantiere finalizzato a dargli onorevole sepoltura. Era giudice supremo e periodicamente riceveva schiere di postulanti che venivano a esporgli le proprie lagnanze e a chiedere giustizia per i torti patiti. A lui si doveva la trasmissione degli ordini del faraone agli scribi del palazzo, l'imposizione di tasse e corvées, la raccolta di informazioni provenienti dalle diverse zone del Paese e la gestione delle trattative diplomatiche con i capi stranieri. Dal visir dipendeva inoltre il funzionamento di schiere di funzionari organizzati gerarchicamente (dicasteri). Infine, le qualità attribuite ai funzionari erano l'obbedienza, la rapidità nell'eseguire degli ordini dei superiori, la fedeltà e il rispetto, l'accortezza e i modi educativi nel gestire i rapporti con gli altri, la capacità di tacere sempre sulla missione da compiere e sugli ordini ricevuti, la bontà e la saggezza.
Gli schiavi
Per anni l'Egitto era stato visto come luogo di lavoro di moltitudini di schiavi che con improba fatica avevano provveduto alla realizzazione di edifici monumentali a perenne memoria dei loro sovrani. Semmai era il contrario: il popolo egizio era costituito di uomini liberi sebbene compresi entro una gerarchia sociale rigida che a tutti imponeva di contribuire con la propria opera all'ottimizzazione delle risorse necessarie al benessere del paese. La condizione dello schiavo non era in origine avvertita come uno stato giuridico. Dobbiamo però arrivare al Regno Nuovo perché il tipo umano dello schiavo sia considerato entro il repertorio delle figure letterarie codificate. Nell'Antico Regno la gerarchia sociale egiziana subordinava ai sovrani e ai funzionari i cosiddetti dipendenti. Il lavoro era finalizzato alla costruzione dei complessi sepolcrali ma anche a spedizioni militari nella Nubia o nel vicino Oriente. Di qui provenivano i numerosi prigionieri di guerra cui nei periodi successivi sarà applicata l'etichetta di schiavi. Nel Medio Regno, l'uomo egizio non era più il dipendente ma il professionista che aspirava ad affermarsi socialmente ed economicamente. Il divario si faceva più ampio e pronto all'affermazione di una figura di servo definito dalla perdita della libertà di disporre di sé, tanto che poteva essere venduto dal padrone o trasmesso in eredità. Ai tempi del Regno Nuovo scomparivano lavoratori forzati e i servi reali, lo schiavo si identificava con il prigioniero straniero che era di proprietà del faraone.
Il soldato
La vita del soldato era dura. In uniforme, egli era costretto a lunghi turni di addestramento, all'uso delle armi e all'obbedienza della rigida disciplina imposta dai superiori. L'esercizio fisico era continuo, il rispetto delle regole della convivenza con i commilitoni assoluto. L'unità dell'esercito egiziano era la divisione ripartita in reggimenti e compagnie. Vi erano equamente distribuiti arcieri, lancieri e, a partire dal Regno Nuovo, cavalieri. Ogni reparto obbediva a un sovrintendente che doveva rendere conto a un generale, di solito un diretto collaboratore del sovrano cui spettava il comando supremo delle forze armate. Una squadra di scribi provvedeva a inventariare perdite, forniture, prigionieri, eccetera.
Le armi utilizzate erano le lance e le frecce per i combattimenti a distanza, il pugnale, la spada, la clava, il bastone per i corpo a corpo. È approvata l'esistenza dello scudo, di solito in pelle tesa su un'intelaiatura di legno e a partire dal Regno Nuovo, anche i primi elmi in bronzo realizzati su influenza di modelli asiatici. Dagli Ittiti, gli Egizi apprendevano l'uso del carro da guerra, arma che, alla fine del secondo periodo intermedio, li rendeva imbattibili. L'uso del carro con le ruote raggiate e trainato da due cavalli rendeva la guerra più crudele e accelerava la soluzione dei conflitti armati. Le strategie erano varie e variamente documentate dalle scene dipinte su pareti: assedi a mura di città asiatiche, violenti scontri frontali tra armate attestano la tenacia e la brutalità con cui l'esercito nazionale egizio perseguiva i suoi fini.
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